Vorrei danzare senza masticare l'erba,D.
Come quando per baciare non c'era alcun bisogno di stringere i denti o il dovere di sopportare, e arrivare a piedi nudi,togliermi anche quelli ed entrare nella tua casa. Senza specchi, senza rimandi, senza percezioni né analisi da manuale. Vorrei che le processioni avessero le croci in tasca e animali tra le braccia, ché tu ricominciassi a parlare e qualcuno imparasse il silenzio,vorrei saper piangere senza bagnare gli oggetti-e mangiare, senza il terrore dei secondi di ruggine.
La realtà è che credevo di aver aperto un varco a gettare a mare le brutture- invece stavano lì, sull'attenti come squadriglie di secondini pronte a caricare. Appesi come stracci alle pareti. Sulla mia faccia.
E' stato strano tornare alla strada in salita, il bosco sulla destra e le donne manichino su e giù per le vie col ritmo degli affanni-ma questa volta l'ho fatto per te,per il tuo cuore ostruito alla percentuale più alta e la tua faccia d'acqua. Ho bussato alla porta dove baciai il ragazzo siciliano che aveva perduto le gambe e giocato a bottiglia con la loro cultura borghese per vedergli cacciare fuori la lingua e ossservarne le piccole nervature. Ce n'erano abbastanza da far piangere anche te.
Ma tu non piangi mai. Te l'ho visto fare solo una volta per un vecchio film di natale dandoti un secondo nome e indossando il tuo maglione preferito e mi dicevi:é meglio piangere per le cose belle che per le ferite. Non è vero, non me l'hai mai detto ma fingo l'infanzia per necessità,il mio rituale magico.
Sai,ho aperto la tua scatola nera, a casa, e aprendola ne é uscita la mia inversione,il mio canto per voce d'altri e mi sono chiesta perché, perché proprio ora tu vuoi riprendermi, perché vuoi tenermi ancorata a te ora che ti sta crollando il petto? Potevi farlo quando il sangue scivolava senza intoppi,quando c'era le bellezza a sostenere gli sguardi. E invece mi hai deciso ora perché temi non ci sia più tempo.
Hai ragione, non c'è mai stato tempo. Per quella stessa alterità, io comunque ti stringo le mani e mi strappo i brividi dalle braccia. Mi minore sette.
Come quando per baciare non c'era alcun bisogno di stringere i denti o il dovere di sopportare, e arrivare a piedi nudi,togliermi anche quelli ed entrare nella tua casa. Senza specchi, senza rimandi, senza percezioni né analisi da manuale. Vorrei che le processioni avessero le croci in tasca e animali tra le braccia, ché tu ricominciassi a parlare e qualcuno imparasse il silenzio,vorrei saper piangere senza bagnare gli oggetti-e mangiare, senza il terrore dei secondi di ruggine.
La realtà è che credevo di aver aperto un varco a gettare a mare le brutture- invece stavano lì, sull'attenti come squadriglie di secondini pronte a caricare. Appesi come stracci alle pareti. Sulla mia faccia.
E' stato strano tornare alla strada in salita, il bosco sulla destra e le donne manichino su e giù per le vie col ritmo degli affanni-ma questa volta l'ho fatto per te,per il tuo cuore ostruito alla percentuale più alta e la tua faccia d'acqua. Ho bussato alla porta dove baciai il ragazzo siciliano che aveva perduto le gambe e giocato a bottiglia con la loro cultura borghese per vedergli cacciare fuori la lingua e ossservarne le piccole nervature. Ce n'erano abbastanza da far piangere anche te.
Ma tu non piangi mai. Te l'ho visto fare solo una volta per un vecchio film di natale dandoti un secondo nome e indossando il tuo maglione preferito e mi dicevi:é meglio piangere per le cose belle che per le ferite. Non è vero, non me l'hai mai detto ma fingo l'infanzia per necessità,il mio rituale magico.
Sai,ho aperto la tua scatola nera, a casa, e aprendola ne é uscita la mia inversione,il mio canto per voce d'altri e mi sono chiesta perché, perché proprio ora tu vuoi riprendermi, perché vuoi tenermi ancorata a te ora che ti sta crollando il petto? Potevi farlo quando il sangue scivolava senza intoppi,quando c'era le bellezza a sostenere gli sguardi. E invece mi hai deciso ora perché temi non ci sia più tempo.
Hai ragione, non c'è mai stato tempo. Per quella stessa alterità, io comunque ti stringo le mani e mi strappo i brividi dalle braccia. Mi minore sette.
Quando i tisici dell'anima
i predicatori degli altari
Avranno creste alle teorie
Ombra sotto i ponti vecchi
Quando gli alberi troveranno
lavoro a prestito dal vento
Il pianto dei navigatori
Vuoterà i cieli ai mari
e veri mari scuoteranno
le giunture fino al largo
Quando noi poveri galli
concimeremo la vecchiaia
Tornerà il pasto di terra
grado zero di diaframma
Con il mio stato bollente
distillate le tempeste
Avremo spazio per i vuoti
e vuoti per divaricare
le gambe (arpeggio finale)
