Poi il natale ha riportato la famiglia a vent'anni fa, quando non c'erano ancora agnelli al sacrificio e ognuno aveva il grembo bucato.
E' arrivato il giorno del mio Bar Mitzvah senza che vi fosse stato il giorno in cui i miei peccati fossero riposti a loro-ma adesso me li riprendo, li prendo tutti come fucilate bloccate a mezz'aria. Ora é lui a star male e sono motoneuroni. Il primo, che bada alla bocca, il secondo ad occuparsi della marcia.
In Sardegna era poco prima dell'estate e all'ultima trave montata ha visto che sulla gamba sotto pelle c'era come un muscolo indipendente, che pompava quasi fosse un animale più vivo del resto del corpo.Poi è arrivato all'altra gamba, e poi al braccio, le hanno chiamate fascicolazioni e l'hanno ricoverato in neurologia.
Il ventiquattro la diagnosi del cazzo.Tre lettere come quelle con cui avevano ricoverato me, ma solo l'ultima uguale alle altre, la A che dovrebbe indicare liberazione per me era alimento e per lui segno dell'immobilità in potenza.
Lo guardo sedersi al computer alla ricerca di una ricerca,cure magiche per restare in allerta- ed è straziante.
Ma questa non è l'epoca delle cadute, per me è strada bianca, bagnata fino al midollo, ma tracciata, segnata da immagini nette, lucide. Se il fratello resta panico, la madre piange e il padre non si muove,io punto i piedi alla vedetta, mastico tabacco e mi innamoro
Mi si chiede perchè mai avessi smesso di gettare i miei rifiuti dalle dita, perché le mie pagine fossero rimaste intatte, vergini sciocche che non chiedevano niente. E il punto era proprio questo:perché prima chiedevo disperatamente qualcosa e ora ciò che voglio è desiderio senza disperazione,un'azione rivisitata di possibile.Non giudici interni né commissari del fuori ma ciò che basta dire senza strappare gli occhi. C'era bisogno di silenzio e di cura,evidentemente,di navi calme a camminare sui deserti, senz'acqua, liquido solo per dissetare le gole.
Certo la sabbia ha ancora grani più grossi appena sotto la pelle, ci sono sassi appuntiti, ma come da piccola alla caletta di Giunone avevo trovato un orologio e un bracciale di conchiglie,sono certa che ci siano punti di luce anche a tre metri sotto terra. Filtra tutto, il battere del mio tempo,la finta sordità del mare.
E' arrivato il giorno del mio Bar Mitzvah senza che vi fosse stato il giorno in cui i miei peccati fossero riposti a loro-ma adesso me li riprendo, li prendo tutti come fucilate bloccate a mezz'aria. Ora é lui a star male e sono motoneuroni. Il primo, che bada alla bocca, il secondo ad occuparsi della marcia.
In Sardegna era poco prima dell'estate e all'ultima trave montata ha visto che sulla gamba sotto pelle c'era come un muscolo indipendente, che pompava quasi fosse un animale più vivo del resto del corpo.Poi è arrivato all'altra gamba, e poi al braccio, le hanno chiamate fascicolazioni e l'hanno ricoverato in neurologia.
Il ventiquattro la diagnosi del cazzo.Tre lettere come quelle con cui avevano ricoverato me, ma solo l'ultima uguale alle altre, la A che dovrebbe indicare liberazione per me era alimento e per lui segno dell'immobilità in potenza.
Lo guardo sedersi al computer alla ricerca di una ricerca,cure magiche per restare in allerta- ed è straziante.
Ma questa non è l'epoca delle cadute, per me è strada bianca, bagnata fino al midollo, ma tracciata, segnata da immagini nette, lucide. Se il fratello resta panico, la madre piange e il padre non si muove,io punto i piedi alla vedetta, mastico tabacco e mi innamoro
Mi si chiede perchè mai avessi smesso di gettare i miei rifiuti dalle dita, perché le mie pagine fossero rimaste intatte, vergini sciocche che non chiedevano niente. E il punto era proprio questo:perché prima chiedevo disperatamente qualcosa e ora ciò che voglio è desiderio senza disperazione,un'azione rivisitata di possibile.Non giudici interni né commissari del fuori ma ciò che basta dire senza strappare gli occhi. C'era bisogno di silenzio e di cura,evidentemente,di navi calme a camminare sui deserti, senz'acqua, liquido solo per dissetare le gole.
Certo la sabbia ha ancora grani più grossi appena sotto la pelle, ci sono sassi appuntiti, ma come da piccola alla caletta di Giunone avevo trovato un orologio e un bracciale di conchiglie,sono certa che ci siano punti di luce anche a tre metri sotto terra. Filtra tutto, il battere del mio tempo,la finta sordità del mare.
