Millepiani
Le oche ieri sono scappate lontane al limite basso della luce- ed é caduto il mio sonno.
All'ora più calda hanno ricominciato a dare la notizia dei rovi in cielo, ma non erano detriti né gambe spaccate, erano i resti fatti a brandelli di una staffetta da quattro soldi.E voi la sapete, che i funerali sono più facili dei battesimi,perché é nel minuto finale, allo scoccare dell'incenso che ci si appoggia allo schienale per dire: io c'ero e ora sono pulito.La scimmia é altrove, dove non esiste il ritorno.
Sapete, mi fate paura, la vostra bava mi fa paura. E non perché non la ritenga abbastanza densa da concedervi la parola, ma perché la bava ne genera altra, come fiume in piena che si rigenera col suo stesso fluire. Di bava in bava, di bocca, in bocca, di telegiornale in telegiornale -le vostre teste come seni sparati al rotocalco.
C'era un signore a cui il padre aveva detto:sei solo uno stronzo senza pistola. E quel signore si é ficcato una penna al costato. E per quella penna ha perduto la sua libertà.A volte mi rivolgo a lui senza ricevere risposta, ma tutto in me preme per continuare a farlo nella certezza che solo il rivolgersi senza la richiesta di uno scambio possa fare di quel rivolgere,ri-voluzione.
Ecco perché la notte é il mio discorso indiretto,il rumore di quei bambini in fila sotto la pietra, con la testa e la lingua incromprensibile dei quasi morti -e parlano a chi vivrà per sempre perché ha potuto aumentare l'armatura al cemento e farsi crescere i capelli anche sugli occhi. Io non mi limito, io accuso.Non voglio limitarmi ad ascoltare e passare l'indirizzo e il poco sangue che mi rimane ad un concetto via etere,perché mi schifano le coscienze lavate e levigate: qui c'é polvere, ci sono millepiani di sedimenti -e non basta alzare la tenda per fare un po' d'ombra. Io non mi limito,incido. E accuso.
Hanno detto: anche dove la terra ha tremato, oggi ci sarà il sole. Ma quando la luce non sa mostrare,signori miei, la luce acceca.