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lunedì, 31 maggio 2004
E adesso dove sono?
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Ascolto la strada di Tiersen e d'improvviso mi ritrovo nel suo terrazzo, sguardi sconosciuti e chiacchere opportuniste. Se fossi meno codarda,busserei alla porta e chiederei d'entrare a guardare le foto. Passati che non sono ancora trascorsi, ricordi inventati, rughe disegnate a mano. L'inverno dei perchè. Una linea verde è comparsa alla mia destra. Non la conosco. Non la voglio conoscere. Come il fascino del mattino che tace e sperpera propositi a sproposito,io resto. A pochi passi dal mondo, ad ascoltare tutto ciò che non si deve. E finisce che mi ritrovo ancora una volta accovacciata fra i pensieri e la terra bagnata, davanti alla libreria di quand'ero bambina, a sfogliare pagine casuali con una speranza che non si disseta;desideri celati. Sono stanca. Di quella stanchezza trasparente, di quelle lettere scritte a mente per non destare sospetti, dei corpi pallidi che si annullano per cercare un respiro.Stanca come gli amanti che cercano la tempesta per non svelare l'abitudine. E in fondo la mia è solo rabbia. Rabbia che beve benzodiazepine come fosse vino rosso dalle fontane. Oggi il mio pianoforte era scordato. Detesto i tasti mobili. E me ne vergogno.
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E a questo punto, un saluto anche a te, Rospo rospo.
p.s. per tutti quelli che si domandassero il perchè di molti miei a capo, sappiate che molto spesso è solo il frutto della mia ignoranza html. Nessuna pretesa di poesia. Nessuna.
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Non c'è più nessun compagno. Blu notte era accanto. Vetro spezzato caduto tra le mani di mia madre. Non è rabbia. E solo fastidio. Forse avevo sedici anni. Gli anni delle mani dipinte e dei passi impacciati. E questo sguardo, come quello di qua sotto, come gli otto sguardi della mia stanza di cartongesso parlano ancora delle stesse cose, come i vecchi che piangono nei sottoscala e le donne meticolose che confessano reati non commessi e celano quelli già compiuti. Blatero. Ma sto parlando. Forse ho solo bisogno di nicotina E di un po' di purezza. Un risaluto anche a te, Aitan.
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domenica, 30 maggio 2004
Iconoclasta, già. Sfrontatezza che si macchia di amarezza. Per tutti i Karl Kraus e i rospi che si specchiano nello specchio dello stagno. Ripetizioni, lo so, ma ripetizioni consapevoli che si prendono per gioco. Saluto da qui un Rospo che ha fatto le valigie, un Aitan professore che regala frammenti di libri già letti, mai letti o che si pensa d'aver letto per il già sentito, per un breve orgoglio, per la troppa polvere, per un richiamo a Calvino. Sorrido.
Saluto anche chi di passaggio le mie parole non potrà toccarle, e chi fino ad ora ha attraversato lo specchio per la curiosità di una notte insonne o un pomerigio annoiato, con occhi ribaltati all'indietro e poca roba andata a male nel frigo di casa. Saluto chi si è fatto qui la sua casa e da qui dorrebbe scappare ma non vorrebbe.
Dipendenza mediatica, blogorroici minimalisti e pagine caotiche dalle sfumature bambine.
Oggi ho voglia di salutare. Chiunque.
Mano alzate nelle aule universitarie ormai vuote che cercano una conferma alla comunicazione. Saluto.
Anche Giulio Mozzi per l'idea dei messaggi-bottiglia un po' insolita un po' solita. Saluto chi c'è e chi non c'è, catapultata in un viaggio pensato a ribaltare le prospettive.
Saluto e bacio il mondo al centro, non più degli occhi ,ma del pensiero.
Au revoir, Elos
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E un buon sogno
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Notte che mi prende in giro. Insonnia insopportabile e insensata. Vi prego, datemi uno sbadiglio. ..
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sabato, 29 maggio 2004
"L'ironia sentimentale è un cane che abbaia alla luna e intanto piscia sulle tombe." Karl Kraus?
"L'ingresso di Cristo a Bruxelles" James Ensor
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Qualche mese fa ho visto "Denti", di Salvatores. Amiche che ruotano il capo per "lo schifo" e commenti onirico-demenziali. Prospettive sanguinolente. Quel piccolo film fanciullino mi è entrato dentro come un coltello che ti prende alle spalle. Lo senti ma non lo vedi. Lo Ri-conosci ma non l'hai ancora conosciuto. Un po' come i quadri in 3D. O i messaggi subliminali alla tv. Ti raggiungono il cervello e le viscere prima ancora di posarsi sugli occhi. Indiscreti, ruvidi, rabbiosi, sbruffoni ma con una veste semplice, colori primari e acqua tiepida, quasi banali, già visti, già sentiti. Uno di quei film che quando finisce qualcuno si alza ,ti guarda e con una punta di fastidio ti dice : "quindi?". E in realtà ti sta dicendo: che cazzo di film mi hai fatto guardare? Uno di quei momenti in cui tu ti alzeresti in punta dei piedi e con un gioco di spalle rideresti un vaffanculo. E poi niente. Un bel film, suppongo.Ma forse è solo perchè mi piace Rubini.Ed è una pervesione, l'ammetto. E perchè la memoria mi è nemica. Perciò,lettori passanti, non datemi retta. Siate distratti. Più che potete. Un souris
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Perchè quei "frammenti", Aitan, passano di mano in mano.Con la velocità delle notti di luglio, quando la frenesia del quotidiano si fa attesa di un'alba, domanda di stasi non accolta, baci rubati tra le righe, occhi troppo aperti. Anche a me l'hanno regalato. Come si regala una lettera scritta con mano tremante.Anch'io l'ho regalato. Ma come si regala uno specchio. Ad un amico.
No, non Aitan. Gaetano. Che poi è la stessa cosa.
Il quadro qui sotto l'ho fatto io. A questo punto, che ognuno di voi dica la propria.
à bien tot
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Nessun rastrello dentellato, in garage. Se c'è, dev'essere rimasto sepolto nel fondo nebbioso di un inconscio che ancora si teme. Ho intenzione però di comprarne uno, ad un prezzo accettabile ,se possibile.In fondo ancora non lavoro, potrei mai chiedere ai miei genitori di regalarmene uno, loro che ne hanno sempre avuto troppi ma troppo arruginiti?
Esiste la comunicazione. Se per comunicazione s'intende ciò che sta scritto nei manuali di sociologia. Ma nella mia testa sta scritto qualcos'altro. A lettere minuscole e capovolte a sinistra. O forse a testa in giù.
"Dove sono andati i tempi di una volta;
per Giunone,
quando ci voleva per far il mestiere
anche un po' di vocazione?"
Direbbe De André. E non centra nulla in tutto questo. Ma se comunicazione esiste, allora in questo sabato di sole impaziente, questo è ciò che mi va di gridare.
"non ho niente da dirti e questo niente è a te che lo dico", direbbe Roland Barthes.
Io non dico ancora niente. Temo d'essere scoperta. Temo intrusioni paterne e ghigni fraterni. Scherno. Invadenza mascherata dai "vogliocapirti"
Resto ancora all'ombra, buio che copre piano e scalda una pelle troppo sottile. Come posso attraversare il silenzio restando in sordina?
Mi alzo e suono la chitarrra.Forse una pizzica tarantata. O Brassens.
Pace a tutti.
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venerdì, 28 maggio 2004
Esiste davvero la comunicazione?
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Ritorno. Oggi la città verde e grigia ha chinato il capo al cielo e si è messa da parte. Una corsa veloce fino allo studio di una professoressa mancata, la pioggia che graffiava l'asfalto e un'amica coi capelli biondo rosso che lamentava incertezze e certezze ideali.
Sono arrivata in ritardo anche oggi. Come al solito, con Linus aperto sulla pagina di Dilbert rassegnato e una musica pensata nelle orecchie. Arvo Part come colonna sonora perfetta e abbastanza veloce da annullare i meta pensieri. Il dottore mi ha richiamato all'appello qualche minuto dopo. Ho sorriso piano d'imbarazzo e senso di colpa. E poi perchè era un po' buffa la spiegazione:"in verità sono arrivata in anticipo e ho smarrito il pensiero tra le pagine di un giornalino a fumetti tragicomici".
Ma è la verità. E la verità arriva a tradimento come tutte le verità sanno fare.
Questa sera mi piacerebbe parlare del mondo troppo urlato della televisione e del mio cane che sta invecchiando.
Eppure non ho parole della giusta consistenza. Una tavolozza piena di colori ad olio senza diluente.
Ascolto Elisa, Broken. Uno dei pochi mp3 che con winmx son riuscita a scaricare. Finisce. Riavvolgo e ricomincio daccapo. Avere come sottofondo ossessivo l'intervista a Fabrizio Casalino sarebbe a dir poco preoccupante.
Qualche risata dalla stanza accanto mi ricorda che sta sera in tv offrono battute e ribattute. Ma non ne ho voglia. Avrei voglia piuttosto di parlare col fumo tra le labbra, bere del fragolino proibito e baciare il silenzio al centro degli occhi.
Non avrei mai dovuto leggere Roland Barthes, quella notte.
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miiinchia....ma qual è la velocità con cui i blog usano scomparire nel nulla?
qUALCUNO HA DEL CHINOTTO DA SORSEGGIARE?
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mercoledì, 26 maggio 2004
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Sono le 11:00 ,e ancora sul mio stomaco nulla è andato perduto. E' da sole 48 ore. Ma forse è giusto sia così.
Ho tolto la compitne di sottofondo, ascoltarla così, incessantemente ad interferire col resto dei suoni l'unica cosa che faceva era turbarmi l'animo e innervosirmi le dita.
La suono io, al pianoforte, forse troppo veloce. Ma con l'ìllusione che sia più vera.
Ora mio padre sta dietro la porta, con la speranza di cogliere una parola, una sfumatura, un nome. Il blog è mio e resta mio. Quando cadrà in mani sbagliate, avrò la prontezza di volatilizzarlo.
Ho girovagato un po' qua e la fra sogni di grandi mani e tele dipinte di buio. Ho anche linkato a nuovi blogs a nuove immagini , a nouve prospettive. Forse il mio è il solo in cui non ci sta alcun commento. Al di fuori di un "complimenti per la musica in sottofondo". Buona cosa. Ora la tolgo. Anzi, l'ho già tolta.
Oggi mi sento col corpo ruotato all'ingiù. Cammino a stento e mi spezzo le mani. Non ce la farò. Ricadrò fra poco. Già lo sento. La cucina è troppo vicina e le mie ossa troppo deboli.
Ho bisogno di ridere.
Sto forse chiedendo aiuto?
si.
e mi detesto per questo.
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martedì, 25 maggio 2004
martedì, 25 maggio 2004
Oggi occhi cupi guardano alle spalle. Il vento si è fermato come il vento delle domeniche che si detestano e si annullano da sole. Io resto.
Resto ma comincio a muovermi. Dicono che dovrei uscire, che dovrei mostrare mostrarmi urlare tacere ridere piangere solo quand'è buio, sorridere solo se ce n'è la necessità.
Esiste forse una necessità per concedersi il sorriso? Esistono forse lacrime solo attinenti al buio?
Non ci credo.
Volto il capo in basso e mi guardo gli anfibi consumati. Qualcuno ha detto che guardare le scarpe di una donna è un po' come guardarle l'anima. Se non ricordo deve averlo detto il gran genio di Morelli nel corso di una trasmissione altrettanto geniale che io stavo genialmente guardando.
Da ciò possono capirsi alcune cose: Morelli un po' ci fa. ( un po' tanto)
Forse se Morelli non fosse così impegnato a distribuire perle marce di saggezza mediatica, forse potrebbe dedicarsi un po' più all'esperienza diretta della sua professione
Forse Morelli aveva anche un po' di ragione. Le punte delle mie scarpe si stanno lentamente perforando.
Al di là di tutto, il fumo della sigaretta non cancella i contorni.Le mie labbra sono ancora bagnate di miele bollente.
E se la cena tarderà farò una capatina nel sito di Luttazzi e me ne andrò a dormire con qualche ruga ai lati del viso.
A' bien tot, amici (?)
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sabato, 22 maggio 2004
...C'è qualcuno?
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giovedì, 20 maggio 2004
Eccomi di nuovo. Notte fonda e pochi pensieri per gli altri.L'umore non è quello adatto, forse in verità non lo è mai, eppure fingere è sempre più protettivo che mostrarsi. Specchi che spaccano l'anima. Vado alla ricerca di qualche appiglio, di una mano tesa ,di un interessamento paradossalmente disinteressanto. Il che non ha senso. Eppure in questa notte tediosa che lamenta pensieri fastidiosi come insetti, non me ne frega nulla del senso dei pensieri. E neppure dei colori di questo blog insignificante. Neppure di una madre che si prepara al sonno e continua ancora a richiamare all'attenzione.
O forse me ne frega più di ieri e se sono qui è per nascondermi dietro ad un blaterare casuale. Per nascondermi e cercare consiglio.
Il mercoledì sera della tv non invoglia molto alla riflessione. O meglio, invoglia sì,ma per una sorta di effetto contrario, di assenza di spinta che porta al movimento . Zapping a non finire, sceneggiati patetici e discussioni finte-ideologiche. Ho finito col guardare un giorno in parlamento. In fondo ,nell'era del reality (che reality ovviamente non è), questo ci stava davvero bene: stessa importanza data alle forme e alle prese di posizione, stessa ripetizione sterile dei contenuti.
Ma tanto già si sanno queste cose.
Smetto. Non ho voglia di scrivere.
Ridateci Luttazzi.
Almeno.
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lunedì, 17 maggio 2004
Rumori di chitarra in sottofondo. Maggio si traveste da giugno e ne bacia gli odori di vento. Ho portato il cane al fiume, pareva ridesse anche lui, cercando di mordersi la coda arrotolata sull'erba. Avrei voglia di una spremuta melarancia e giochi bambini come quelli di un tempo. Non troppo lontano , è vero,ma già abbastanza distante da essere percepito solo col pensiero forzato. Della mostra di Lucio Scortegagna di ieri m'è rimasto un catalogo smilzo ma sincero: mi piacerebbe inserirne qualche foto. Sfortunatamente non ne ho ancora la capacità...Ho chiesto aiuto a qualche passante meno distratto e più paziente, ma fin'ora non ho ancora ricevuto risposta. C'è qualcuno là fuori? Sigaretta. Tremano le mani per la tensione del ritorno e della camminata senza allenamento. Dovrei uscire più spesso. E forse dovrei mangiare di più. Sorrido.
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domenica, 16 maggio 2004
Olé! Poche mosse un po' azzardate quasi a casaccio ed eccomi nuovamente qui. Sotto una veste nuova.Oggi farà caldo, già si sente nell'aria. Andrò ad una mostra di scultura e poi a rubare qualche leccornia dal banchetto degli invitati, magari pure del buon vino rosso e qualche frase già detta. Chissà se qualche visitatore dal cuore tenero mi vorrà dare una mano a sistemare il template....Prendetela come un grido d'aiuto, chiunque voi siate: se i colori sono diversi e ho inserito una fotografia , bhe, sappiate che è stato solo per un lampo d'intuito. A me e a tutti gli altri
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sabato, 15 maggio 2004
Bevo latte caldo e aspetto che le cose si addormentino. Prime parole. In sordina, come tutte le parole che ancora non riescono a dirsi, come tutte le parole che fuggono da Illusioni-Allusioni che solo le cornici sanno dare ai quadri. Non mi presento, volto lo sguardo a sinistra e decido che ci sarà tempo anche per questo.Sorrido. Oggi strade bianche ed eteree, atmosfera grottesca nell'aria. E quei dannati pollini viaggiatori. Se solo mi lasciassero il tempo per respirare il nuovo caldo, se solo mi fossero fecondi alla gravità. Ma poi torno a casa, e vado di cerchi e fumo con le ultime sigarette rimaste. Imbecille. (e)LoSo. Perchè gli specchi - Les Miroirs - anche se li osservi di nascosto, dalla porta di legno scuro, dalla tenda biancopaco,dagli occhi semichiusi alla scorciatoia di sangue ,alla testa e alla schiera d'inchiostro e ri.guardo, son gli stessi occhi del terzo, ribaltati all'indietro con un balzo e un po' d'ingegno. "...garçon...un po' di luce!...merci!" elos
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